Adorazione dei Magi

 

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di Sabrina Rinaldi@

Trovare un piccolo dipinto ad olio su tela, raffigurante l’Adorazione dei Re Magi è una vera emozione, così racconta il committente: “Ripulendo la casa dei miei nonni,

all’interno di un piccolo armadio per scarpe, come fodera, ho staccato questo dipinto che all’apparenza sembrava una vecchia stampa”. Presso lo Studio per i Beni Culturali , a Roma, vi è in corso lo studio di questo piccolo gioiello d’Arte del XVII secolo, attribuibile ad un importante pittore romano Ludovico Gimigniani (Roma, 1643 – Zagarolo, 1697).

Da notare, a destra sullo sfondo, sono presenti i maggiori monumenti di Roma: Colosseo, Piramide Cestia, Porta San Paolo.

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“Ludovico Gimigniani, figlio di Giacinto Gimignani (o Gemignani) (Pistoia, 1606 – Roma, 1681) è stato un pittore italiano. Nel 1630 era già attivo a Roma, città nella quale, dopo un breve periodo di adesione alla pittura di Pietro da Cortona, sotto la cui direzione partecipò alla decorazione di palazzo Barberini, intraprese la via di un classicismo atteggiato e composto, in evidente sintonia con la pittura praticata a Roma dai colleghi francesi, soprattutto Nicolas Poussin, ma anche Charles Errard, Jacques Stella e Pierre Mignard. Guardava dunque tanto all’arte dell’antichità quanto a Raffaello, a Domenichino e a Reni, che avevano aperto la via verso un tipo di pittura interessata all’espressione degli affetti, alla chiarezza atteggiata del gesto, alla valenza ideale delle immagini. Sono significativi in questo passaggio stilistico l’Adorazione dei magi della cappella del palazzo di Propaganda Fide, dipinta nel 1634.

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Era riuscito a raggiungere una notevole fama nella corte pontificia,  all’epoca di Urbano VIII, testimoniata anche dalla partecipazione alla decorazione del battistero lateranense, sotto la direzione di Andrea Sacchi, affrescando la Visione di Costantino.

Alla morte del pontefice, nel 1644, anno in cui anche il suo protettore Giulio Rospigliosi lasciava Roma per Madrid in qualità di nunzio apostolico, si ritrovò a dover cambiare committenze, trovandole nei Pamphili, partecipando alle decorazioni del palazzo di Piazza Navona e della villa di Bel Respiro.

Realizzò inoltre molte pale d’altare per la provincia (per Castellaro nel 1644, Prato Sesia tra il 1646 e il 1652, Grosseto nel 1648), a causa della saturazione e della forte competitività del mercato artistico romano. Morì nel 1681, lasciando Ludovico come erede universale e venendo sepolto con onoranze solenni a Sant’Andrea delle Fratte, nella prima cappella a destra, dove sorgeva la tomba di famiglia, decorata da un San Michele Arcangelo di Ludovico e voluta da Giacinto sin dal 1667, quando era morta la moglie Cecilia”. – cit. Wikipedia

A seguire studi del dipinto

 

 

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