Giovanni Trimani Artist

“L’eliminazione del superfluo fa scoprire l’essenza del Mondo” Giovanni Trimani

Immersi nella natura in un viaggio
spazio-temporale tra passato e presente, verrà inaugurato il parco allestimenti di Arte Contemporanea denominato TERRA ARTE.
Un progetto curato e coordinato da Sandro Scarmiglia, Velia Littera e Roberto Orazi.
Il giorno 19 giugno 2021 Terra Arte propone il  progetto artistico  immerso nella natura del territorio di Blera, comune della Tuscia Viterbese esponendo opere degli Artisti: Santo Alessandro Badolato, Angelo Bordiga, Caltanino, Tommaso Cascella, Pino Genovese, Karl Hartwig Kaliner, Antonio La Rosa, Roberta Morzetti, Pietro Perrone, Francesco Petrone, Sandro Scarmiglia, Giovanni Trimani, Alberto Timossi, Monica Pennazzi, Giulia Zincone, Stefano Trappolini.

Terra Arte è un progetto in continuo movimento dove la condivisione artistica è alla base di questo progetto d’arte,  il cui principale obbiettivo dell’associazione, è di invitare vari artisti ad immaginare un personale segno creativo che si integri perfettamente nell’ambiente. Le opere d’arte installate all’aperto, s’inseriscono in uno scenario naturale e rurale, instaurando un dialogo interessante e reciproco.
L’esigenza e la consapevolezza di quanto sia importante e necessario ricreare quel rispetto assoluto “Uomo Natura”, genera una riflessione sul significato dell’arte quale strumento educativo per migliorare il mondo e la salvaguardia dell’ambiente.
www.terraarte.it

In questo contesto l’artista Giovanni Trimani espone il suo pensiero.

Giovanni Trimani Artist

“Fermati un attimo, riposati e sogna.
Le mie Sedie sono anarchiche macchine visive e visionarie. Scegliere vuol dire privarsi di qualcosa. L’eliminazione del superfluo fa scoprire l’essenza del mondo. Le mie Sedie sono la scelta del vostro posto.
Non importa sia esso casa o patria,
fondamentale è il suo essere in un preciso momento.
E’ questo istante che io cerco di catturare con le mie opere.
Un solo attimo per l’eternità, una sola Sedia alla volta.” Giovanni Trimani

Pur non provenendo da ambienti accademici, la sua tecnica si è affinata con una estenuante pratica accompagnata da una quotidiana e scrupolosa preparazione didattica. Per l’artista il continuo aggiornamento della sua formazione è un punto fermo del suo lavoro. Dall’attenta analisi del suo vissuto ha cercato di elaborare una chiave di lettura estetica quanto più universale e condivisa. L’Uomo, nella sua più aulica definizione, è il centro della sua visione di estetica.

“Oggi riprende molte ricerche e nozioni apprese rinnovandole nell’attuale e più maturo stile della pittura e della scultura. L’importante e complesso progetto AssediA rappresenta attualmente buona parte della sua produzione.
Soggetti: nulla accade per caso ed il soggetto più rappresentato negli ultimi anni è la Sedia, non inquadrata come natura morta, ma come ricerca in profondità dell’Uomo”.

L ‘Anima ed i suoi Moti Interiori fanno dell’Uomo una creatura insieme divina e materiale, tragicamente coinvolta nella sua finitezza corporea. Non vuole però esserne un giudice censore quanto un attento osservatore. Le Sedie del Trimani sono una carrellata di ritratti inseriti in uno spazio oniricamente definito.

Negli ultimi anni ha ripreso con vigore la scultura in ferro elettrosaldato, non con un semplice riutilizzo di elementi preesistenti, ma con una raffinata e complessa lavorazione di profilati nuovi che ne fanno una tecnica artistica di primo livello .

Ferro dolce di Giovanni Trimani.

La prima volta che ho saldato due barrette di ferro è stato un giorno emozionante. E’dalle piccole cose che si costruisce il tutto. Un gesto, per molti non così impressionante, ha cambiato il mio orizzonte di Artista. Da quel 1999 la mia visione dell’espressione artistica, che guida il mio lavoro, è cambiata, si è ampliata.

Il Ferro:  saldare, unire, sentire ed appassionarsi.

Il ferro mi parla , il ferro comunica con i suoi gesti, il ferro mi accompagna. Avete mai smerigliato un profilato? Avete mai usato diversi abrasivi per farlo?

Sono conscio che non è un gesto quotidiano usare una smerigliatrice angolare per ripulire o molare una barra od uno scatolato in ferro. Vi posso assicurare che lo stridio prodotto, per molti fastidioso rumore, per me è musica e mi parla del tipo di profilato che ho sotto mano, mi dice che effetto produrrò sulla sua superficie: ruvida o liscia, uniforme oppure striata.

Il Ferro ha una sua memoria, una sua storia. Non è un materiale “fatto” adesso. E’ il frutto sia di miniera sia di riciclo. E’ la stessa vita del più nobile oro che dopo fusioni, estrazioni e rifusioni porta con se la millenaria storia dell’uomo e della metallurgia. Lavorare il ferro vuol dire sentirsi quasi un sacerdote che compie un rito. Il metallo ti impregna la pelle, si attacca con quel suo odore caratteristico, quel profumo che , anche dopo una vigorosa pulizia, ti accompagna nel dormire. La luce forte del punto di saldatura costringe gli occhi ad uno sforzo a volte doloroso. Capisci di avere padronanza della tecnica quando , anche dietro il vetro scuro della maschera, vedi tranquillamente il punto di saldatura. Il Ferro ti marchia come a volerti segnare e pretendere il diritto su di te. Le mani si fanno più dure per le continue scottature, vecchie cicatrici segnano le braccia ed i palmi, come fossero medaglie di battaglie gloriose. Ricordo tutti i miei lavori in ferro ed a distanza di tempo è un piacere vedere i progressi fatti, poiché come in ogni tecnica non si raggiunge mai il massimo, c’è sempre qualcosa da scoprire , qualche segreto celato. I vecchi profilati sono come dei libri che insegnano la storia del materiale e delle tecnologie. Si possono apprezzare i miglioramenti nella composizione del materiale, la purezza e la capacità di avere un ferro ben calibrato nel contenuto dei suoi componenti. Le vecchie piegature a caldo, quando ancora non vi erano saldatrici compatte, sono emozionanti, le piccole nervature fanno intravedere lo sforzo del fabbro che le ha forgiate e sembra di sentire il rumore del martello, del mantice ed il calore spossante che fa sudare copiosamente, la polvere che si attacca alla pelle e quel incessante martellare il profilato. Oggi molte lavorazioni sono più leggere, ma il calore è sempre quello, le scintille sfiorano le braccia e il martello scopre la brasatura pulendola dalla scoria; scintillante, sotto, splende il metallo appena saldato.  Questo è il mio Ferro Dolce.

Giovanni Trimani
www.giovannitrimani.it
press@giovannitrimani.it
+39 338 17 66 068

By Sabrina Rinaldi blogger – specializzata in fotografia e diagnostica Studio Peritale Diagnostico Verdi Demma

alfredoverdidemma.com

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