Santa Caterina de’Funari

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di Sabrina Rinaldi@

Studiando urbanistica e il tessuto urbano, ci si rende conto che Roma conserva la memoria dei monumenti antichi attraverso i tanti suoi toponimi, partendo dal Medioevo. Le pesanti trasformazioni urbanistiche nel Rinascimento e i nuovi edifici cancellano

spesso il passato per conferire alla città una nuova identità. Un esempio Santa Caterina de’ Funari. Il suo nome viene scelto a metà del Cinquecento sulla base della presenza di molti artigiani di funi nella zona.

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Ma prima della chiesa rinascimentale sullo stesso luogo vi era un monastero dedicato a Santa Maria Dominae Rose’, noto anche come in castro aureo, dal nome delle rovine del Circo Flaminio. Nel tempo dell’antico circolo romano non rimane traccia e la nuova chiesa dimentica quel toponimo e contribuisce a ridisegnare il volto del rione. La sua facciata, è considerata una delle più riuscite dell’epoca. L’architetto Guidetto Guidetti, che collaborò con Michelangelo per Piazza del Campidoglio, la solleva su di un alto zoccolo per valorizzare la prospettiva verticale, avendo una scarsa larghezza della strada.

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Espediente che traduce in forma tipicamente rinascimentale (ricorda Santa Maria Novella di Firenze) in un progetto “manierista“. Quelle proporzioni messe in opera a Firenze da Leon Battista Alberti, a Roma mutano per facilitare l’inserimento dell’ architettura in un contesto già definito. L’utilizzo delle decorazioni , le mensole arricciate, il rosone, le nicchie, il portale con il timpano rimangono invariate, ma i loro rapporti cambiano in virtù di una progettazione realizzata con una visione verticale.

Simili proporzioni si ritrovano all’interno, dove la protagonista è Santa Caterina d’Alessandria. Degna di nota la Cappella Ruiz ( seconda a destra) disegnata dal Vignola e le Storie della santa ai lati dell’altare maggiore, dipinte da Federico Zuccari. Santa di origine egiziane, viene scelta come esempio di moralità da Sant’Ignazio di Loyola, che assegna la Chiesa e l’annesso monastero alla Compagnia della Vergini Miserabili Pericolanti, elegante definizione per povere derelitte che rischiamo di finire in mezzo a una strada.

 

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