La Fontana delle Tartarughe al Ghetto.

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Mi piace postare racconti su Roma e giorni fa passando per il ghetto, ricco di storia, mi sono ricordata di quando ero bambina e di mio zio che aveva la casa che si affacciava a piazza Mattei, tra via dei Falegnami e via dei Funari nel rione sant’Angelo, davanti la Fontana delle Tartarughe.  Pierluigi mi ricordava che qui Continua a leggere

Dove Borromini sfidò apertamente Bernini. La Cappella dei Re Magi

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di Sabrina Rinaldi

Semmai c’è stata tra Bernini e Borromini rivalità, questa è stata toccata con i lavori al Continua a leggere

L’ultimo capolavoro del Bernini Il Salvator Mundi.

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Non tutti sanno che nel 2001 è stato ritrovato, nell’antiguo convento della Basilica di San Sebastiano fuori le Mura sulla via Appia, l’ultimo capolavoro del Bernini.
Passando per la strada delle catacombe di San Callisto, Continua a leggere

La Fontana dei Quattro Fiumi e lo scherzo dell’acqua. Rivalità tra il Borromini e il Bernini.

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di Sabrina Rinaldi

La saga Bernini Borromini non finisce mai di stupire.
Piazza Navona alla metà del’600 era conosciuta come sede di un mercato. Sorgeva in quello che era stato lo stadio di Domiziano, anticamente sede di giochi, Agones in lingua latina.
A quei tempi al soglio pontificio c’era Urbano VIII, un Barberini, la piazza non aveva ancora la magnificenza scenografica attuale, data dalla rivalità dei due sommi artisti del Barocco, Gian Lorenzo Bernini e Francesco Borromini. Morto Urbano VIII nel 1644, fu eletto Innocenzo X, un Pamphilj, che volle abbellire la piazza sottostante al suo palazzo, per dare lustro al nome della famiglia.
Pesò certamente l’ influenza della cognata amata (amante?) Donna Olimpia. Era furba, presuntuosa, dispotica e spregiudicata. Tanto che in una pasquinata con lei protagonista, ecco cosa recitava:
Chi dice donna dice danno
Chi dice femmina dice malanno
Chi dice Olimpia Maldachina dice donna, danno e rovina.

Ritornando alla storia Innocenzo X si attivò subito per dare inizio ai lavori di ampliamento del suo palazzo con mandato al Rainaldi e al suo architetto personale Francesco Borromini. Nello stesso tempo venne bandito un concorso per la costruzione di una fontana al centro della piazza, che era già esistente ma utilizzata come abbeveratoio. Ovviamente dal concorso fu escluso il Bernini.

Il Papa non tenne conto del concorso e diede l’incarico al Borromini. Il progetto di quest’ultimo era di erigere sopra la fontana un obelisco egizio, ritrovato spezzato in più parti sparsi sull’erba del Circo di Massenzio, lungo la via Appia di cui Urbano VIII intuito il valore, bloccò l’esportazione, e come basamento del obelisco quattro mascheroni allegorici che avrebbero rappresentato i quattro fiumi del mondo: Nilo, Gange, Danubio e il Rio della Plata.

Ed ecco entra in gioco Donna Olimpia, che diede mandato al Bernini , sembra che diede in dono alla stessa una pietra preziosa appartenuta persino al Re d’ Inghilterra e al Papa fece recapitare un modellino della fontana fuso in argento, il quale riprendeva ampliandola l’idea di base di Borromini.

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Il Borromini si infuriò a tal punto da rifiutarsi di consegnare al nemico i dati tecnici relativi all’approvvigionamento idrico di Piazza Navona.
Il Bernini diede comunque inizio ai lavori.
Dopo 3 anni di duro lavoro, inserito l’obelisco egizio al centro, la Fontana fu pronta per l’inagurazione.

Chissà quanta folla e quanta emozione in quel giorno, tutti presenti per veder la fontana che emettesse il primo zampillo. L’immaginarsi la faccia di tutti, dal Bernini, che si stava giocando la reputazione, di Innocenzo X di vedere consacrato il suo desiderio di potere e immortalità, la cognata pallida più del solito e Francesco compiaciuto del fallimento del rivale. Rimasero tutti sbigottiti tanto che il Papa irritato disse : “Molto bella, molto bella, cavaliere. Ma in realtà siamo venuti per vedere una fontana zampillante, non una costruzione asciutta!.

Dopo pochi ma lunghi istanti, si sentirono una serie di scrosci e gorgoglii, potenti getti d’acqua che si riversavano nella fontana, i raggi del sole che si rinfrangevano in mille giochi di luce nelle acque zampillanti tra pesci e delfini di pietra, e si vide il volto sorridente del Bernini che presentava la sua opera. Tutti compresero sulla piazza che il suo passo falso era stato una commedia, un trucco per accrescere l’effetto del suo successo.

 

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Palazzo Montecitorio, dove ogni sabato avveniva l’estrazione del Lotto.

Bandiere a mezz'asta a Palazzo Montecitorio, Roma 19 maggio 2012. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
di Sabrina Rinaldi
Incredibile pensare che nel Settecento a Palazzo Montecitorio ogni sabato avveniva l’estrazione del Lotto. Sicuramente un avvenimento popolare, assai seguito a Roma. Lo stesso Stendhal dedica, citando l’avvenimento, in alcune pagine delle sue Passeggiate Romane.
I numeri venivano declamati alla folla che si radunava nella piazza sotto la terrazza della facciata principale. Questa immagine di folla sotto il palazzo è molto attuale, tende a ripetersi nel tempo. Di certo oggi, non per i numeri a Lotto.

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