Oggi ultimo giorno del World Master’s Cup 470 al lago di Bracciano.

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Ieri a Bracciano,  dove una forte instabilità che ha reso ancor più difficile il campo di regata per gli 80 equipaggi in gara, l’equipaggio tedesco Thieme Uti-Thieme Frank è ormai in totale controllo nei Master seguito dagli equipaggi italiani Gianfreda MarcoSimeone Pietro e Continua a leggere

Domani World Master’s Cup 470 – 2016. Dal 1 al 6 agosto sul lago di Bracciano. Vuoi partecipare dal vivo gratuitamente al Mondiale?

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Delle volte bisogna saper solamente guardare. Il potere immenso della fotografia è trasmettere emozioni. Queste fotografie sono della National Olympic regatta  470, disputata ieri e oggi sul lago di Bracciano insieme alla Open di benvenuto alle nazioni straniere che si disputeranno il Mondiale classe 470 domani. Queste bellissime immagini ci danno l’idea Continua a leggere

Il diavolo del realismo. La fotografia di Domon Ken a Roma

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“Bambini che fanno roteare gli ombrelli”, 1937 circa, dalla serie “Bambini (Kodomotachi)” Ogōchimura 535 x 748 mm. (Ken Domon Museum of Photography)

In questi giorni al Museo dell’Ara Pacis, si svolge la mostra di Ken Domon (Sakata, 25 ottobre 1909 – Tokyo, 15 settembre 1990), iniziata il 27 maggio e terminerà il 18 settembre. È la prima esposizione monografica realizzata all’estero per questo maestro indiscusso del realismo fotografico giapponese. Un’occasione da non perdere, attraverso le sue immagini  vi è il racconto di cinquant’anni di storia di un paese a noi molto lontano, ma che  ha cambiato nel tempo per sempre il  suo volto, quello dell‘Impero del Sol Levante.

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Ken Domon  è un fotografo e  fotoreporter giapponese tra i più famosi del XX secolo.  Celebre per i suoi reportage di fotogiornalismo, ma anche per aver documentato con le sue foto templi e statuaria buddista.

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Conosciuto per i suoi scatti famosi nel secondo dopoguerra,  in particolare quelle dei sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e quelle che raccontano la vita dei bambini nella comunità di minatori di Chikuhō, Kyūshū. Domon ricevette il Premio Mainichi di fotografia e il premio Fotografo dell’Anno dall’associazione dei critici fotografici del Giappone. Fu inoltre premiato dal Ministero dell’educazione giapponese nel 1959 e dall’associazione nazionale giornalisti nel 1960.

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Nello stesso anno fu colpito da un ictus, che lo rese disabile sulla sedia a rotelle, ma non gli impedì di continuare a documentare con la sua fotografia la cultura giapponese. Viaggiando a lungo per tutto il paese e fotografando i templi buddisti produsse un’impressionante serie di bellissimi libri fotografici. Domon morì a Tokyo il 15 settembre 1990.

 Sabrina Rinaldi

Informazioni:
Luogo

Museo dell’Ara Pacis

Orario

Dal 27 maggio al 18 settembre 2016
Tutti i giorni 9.30-19.30
La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietto d’ingresso Nella prima domenica di ogni mese, ingresso gratuito alla mostra per i residenti a Roma e nell’area della Città Metropolitana.

Biglietto unico integrato Museo Ara Pacis + mostra “Domon Ken. Il maestro del realismo giapponese, 27.5-18.9.16”: 
– Intero € 13,00
– Ridotto € 11,00

Per i cittadini residenti nel territorio di Roma Capitale (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza):
– Intero residenti € 11,00
– Ridotto residenti € 9,00

Articoli da leggere:

Gianni Berengo Gardin. “Vera fotografia”. Reportage, immagini, incontri.

Arturo Zavattini

David Alan Harvey ” Tell it like it is”.

Ti è piaciuto l’articolo? Vuoi proporci dei percorsi? Se sei interessato e vuoi saperne di più, contattaci l’Associazione Esplora Roma e Dintorni organizza visite guidate per gruppi e non solo. Per informazioni puoi contattarci tramite e-mail saremo lieti di scambiare idee e opinioni:

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David Alan Harvey “Tell it like it is” Officine Fotografiche – Roma.

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Giorni fa oltre a vedere la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin e il Caravaggio, entrambe a Palazzo delle Esposizioni, sono stata alle Officine Fotografiche zona Garbatella di Roma, vi era allestita una mostra di alcuni fotografi importanti tra cui David Alan Harvey. Prima di arrivare alla mostra su tutto il camminamento dalla metro Garbatella direzione Mercati Generali, una galleria fotografica all’aperto di giovani talenti. Bellissima e emozionante. Vi consiglio di passarci vale la pena di andare a vedere i capolavori di questi talenti.

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All’interno delle Officine Fotografiche tra le fotografie vi erano citazioni di fotografi, stampati a parete. Ve ne cito una, che per me raccoglie tutta l’essenza dell’arte a 360 gradi:

Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare.”
Nadar

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Come sempre la mia curiosità mi porta a leggere e capire ma chi era David Alan Harvey.
Un Maestro del reportage moderno. Nato nel 1944 a San Fransisco a vissuto una prima parte della sua vita in Virginia.
Ha iniziato a fotografare all’età di 11 anni con una Leica acquistata con i soldi guadagnati consegnando i giornali.
A soli vent’anni, già realizzava reportage sociali impegnati, come il lavoro in bianco e nero su una comunità afroamericana della Virginia pubblicato nel 1966 nel suo primo libro, Tell it like it is.

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20160630_161027Nel 1969, con una specializzazione in giornalismo alla Missouri School of Journalism, ha iniziato a lavorare come fotografo al Topeka Capital Journal, in Kansas, cambiando stile passando dal bianco e nero all’uso dei colori.
“Da allora, la sua carriera è stata un susseguirsi di successi e riconoscimenti: forte di uno stile molto personale e innovativo, basato su un uso magistrale del colore e una grande attenzione per la composizione, Harvey ha realizzato oltre 40 servizi per National Geographic, il primo del 1973, sulla “sua” Virginia; il più recente, datato aprile 2007. Il suo stile ha contrassegnato un’intera epoca fotografica del magazine.

20160630_161048Harvey ha pubblicato i suoi lavori nelle maggiori testate americane e internazionali, dal 1997 è diventato membro permanente dell’agenzia Magnum, forse la più importante al mondo, ha pubblicato libri oggi considerati capisaldi nel campo della fotografia come Cuba e Divided Soul, ha realizzato un gran numero di mostre in gallerie tra le più prestigiose di tutto il mondo e raccolto premi internazionali di grande valore, tra cui il Magazine Photographer of the Year della National Press Photographers Association nel 1978.

Considerato specialista dell’America Latina, Harvey in realtà ha lavorato in tutto il mondo su tematiche molto varie, dall’hip hop alle feste tradizionali italiane al Sud-Est asiatico, concentrando sempre la sua attenzione sulle persone, sullo spirito del luogo e sulla cultura dei popoli che lo abitano, ottenendo sempre un riuscitissimo cocktail di fotogiornalismo, fotografia antropologica e fotografia di viaggio, contraddistinto da uno stile molto personale e inconfondibile.

Oggi, pur continuando a fotografare per National Geographic e altre testate, Harvey dedica molto del suo tempo alla formazione e alla promozione di nuovi talenti, insegnando fotografia e tenendo conferenze e workshop in tutto il mondo. A riprova della sua attenzione per le nuove leve, ha fondato Burn magazine, un sito unico nel suo genere per promuovere l’attività dei fotografi emergenti. Attualmente David Alan Harvey vive a New York.”Cit National Geographic

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Articoli da leggere:

Gianni Berengo Gardin

 Fotografo Zavattini.

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Gianni Berengo Gardin. “Vera fotografia”. Reportage, immagini, incontri.

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Un’altra grande mostra fotografica a Palazzo delle Esposizioni a Roma dal 19 maggio al 28 agosto  2016 Gianni Berengo Gardin.

Vera fotografia“. Reportage, immagini, incontri.

gianni-berengo-gardin-venice-1959-the-lidoVera fotografia, a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro, ripercorre la lunga carriera di Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930), è il fotografo che forse più di ogni altro ha raccontato il nostro tempo e il nostro Paese in questi ultimi cinquant’anni.

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“In mostra sono esposti i suoi principali reportage. Insieme alle celebri immagini, altre poco viste o inedite che danno nuove chiavi di lettura per comprendere il suo lavoro e il ruolo di visione consapevole della realtà che una “vera fotografia” può offrire.
Per Berengo Gardin essere fotografi significa assumere il ruolo di osservatore e scegliere un atteggiamento di ascolto partecipe di fronte alla realtà, come hanno fatto i grandi autori di documentazione del Novecento. Con la sua macchina fotografica si è concentrato a lungo soprattutto sull’Italia, sul mondo del lavoro, la sua fisionomia, i suoi cambiamenti, sulla condizione della donna, osservata da nord a sud, cogliendo le sue rinunce, le aspettative e la sua emancipazione. Non ha escluso il mondo a parte degli zingari, di cui l’autore ha dedicato tempo, amore e libri.

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Quando fotografo ­– ha detto Berengo Gardin – amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch’io di non essere molto visibile. Quando devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall’esterno: mostrare dov’è e com’è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio ma anche, una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.

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Circa 250 fotografie, stampe vintage in formato 30×40, suddivise per sezioni: Venezia, Milano, Il mondo del lavoro, Manicomi, Zingari, La protesta, Il racconto dell’Italia, Ritratti, Figure in primo piano, La casa e il mondo, Dai paesaggi alle Grandi Navi. Nelle sale ci sono anche 24 stampe di grandi dimensioni: foto scelte e commentate da amici, intellettuali e colleghi. Veri e propri commenti d’autore. “- Cit. Palazzo delle Esposizioni.

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Centre Pompidou Renzo Piano

 

“Gianni Berengo Gardin ha pubblicato 210 libri fotografici. Tra gli altri, Venise des Saisons, Morire di classe (con Carla Cerati), L’occhio come mestiere, Toscana, Francia, Gran Bretagna, Roma, Dentro le case, Dentro il lavoro, Scanno, Il Mondo, Un paese vent’anni dopo (con Cesare Zavattini), In treno attraverso l’Italia (con Ferdinando Scianna e Roberto Koch), fino al grande libro antologico dal titolo Gianni Berengo Gardin Fotografo (1990), L’editore Contrasto nel 2005 ha pubblicato il grande libro antologico “Gianni Berengo Gardin”, in edizione italiana, inglese, francese e americana. con Reportage in Sardegna 1968/2006 (Imago edizioni 2006). Qualche anno fa ha dedicato il suo lavoro alle comunità di zingari in Italia e il libro Disperata Allegria – vivere da Zingari a Firenze ha vinto nel 1994 l’Oscar Barnack Award. Il suo ultimo libro è Storie di un fotografo (Marsilio Editore, 2013). “- Cit. Wikipedia

 

Articoli da leggere:

Caravaggio Experience

Arturo Zavattini

David Alan Harvey

 

 

Percorsi Culturali per coloro che amano l’Arte.

Contatti: alfredoverdidemma@gmail.com   o  esploraromablog@gmail.com

Il Blog è dedicato agli interessati  di Arte, Enogastronomia del territorio ed a percorsi Paesaggistici Culturali.

Tutti coloro che desiderano che venga pubblicato un loro articolo sul Esploraromablog.com possono contattare la redazione tramite mail: esploraromablog@gmail.com

 

Cascano mostra fotografica degli allievi di Antonio Manno

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Un interessante mostra fotografica di fine corso degli allievi del fotografo Antonio Manno. Cascano nei  pressi di Caserta. Da non perdere

Alice fotografa in erba al Roseto Comunale di Roma 2016.

IMG_0394Alice 6 anni, una bambina apparentemente timida, ma determinata. Didi, la mamma di Alice, mi aveva contattato per prenotare la visita guidata al Roseto del 15 maggio 2016, dicendomi che vi erano due bambine piccole ed una di queste era Alice. La giovane fotografa si è presentata con la sua macchinetta fotografica, è stata attenta per tutto il percorso, ascoltando la guida Antonello e fotografando da vera professionista.

Riporto cosa Didi mi ha scritto: “Alice era emozionata all’idea di venire al roseto e di poter fotografare le rose con la sua macchinetta fotografica, dono dei nonni. Il posto le è parso magico ed ha annusato tutte le specie. Ha seguito con attenzione la visita guidata e quando ha visto il cuore mi ha detto: mamma, guardando il cuore mi sembrava di poter riabbracciare nonnino. Alice ha perso il nonno esattamente un anno fa.

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Questo è il più bel regalo che si possa avere quando si organizza una visita guidata: entrare nei cuori delle persone e dare emozioni. Credo che Alice non dimenticherà mai questa esperienza al Roseto, un piccolo angolo di paradiso incastonato nel Colle Aventino con la vista sul Circo Massimo.

Da oggi, per me il Roseto resterà un posto ancora più magico dopo le foto di Alice e le sue emozioni. Grazie Alice per la tua testimonianza, grazie per le tue splendide foto.

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AZ – Arturo Zavattini fotografo – Viaggi e cinema, 1950-1960 Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari

Forse non molti lo sanno o è sfuggita la notizia che in questi giorni fino al 28 marzo vi è questa bellissima mostra fotografica di Arturo Zavattini, al Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari. 
Grande fotografo italiano, che tra gli anni 50 e 60 racconta attraverso gli scatti un decennio cruciale della storia del Novecento. Molti scatti sono inediti, da non perdere.
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AZ – Arturo Zavattini fotografo  Viaggi e cinema, 1950-1960, prevede l’esposizione di oltre  170  fotografie di grande formato, che illustrano l’intensa attività di street photographer di Arturo Zavattini tra il 1950 e il 1960, decennio della storia del Novecento.
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Arturo Zavattini è noto come operatore cinematografico e direttore della fotografia di molti film importanti, non solo italiani, ma anche come fotografo in ambito etnografico per aver accompagnato Ernesto de Martino, nella sua spedizione in Lucania nel 1952.
La sua cultura fotografica è maturata a stretto contatto con il neorealismo italiano e con il realismo americano.
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Ha saputo legare aspetti della cinematografia e della fotografia, con curiosità e spirito critico.

Ha lavorato, negli ultimi anni, a reperire immagini e a mettere ordine nel suo archivio per realizzare una mostra completa che copre un decennio (1950-1960), di grandissimo interesse per la storia dell’immagine e per quella del nostro Paese.
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L’esposizione è costituita da un nucleo d’immagini realizzate a Tricarico nel giugno del 1952  in Lucania, e immagini realizzate a Roma, a Napoli e in altre città italiane, che documentano la vita sociale in strada, mettendo in particolare evidenza la condizione dei bambini del popolo.   
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“Zavattini effettua  nel 1956 un reportage a Bangkok, a Phetchaburi e nel nord della Thailandia, che qui è esposto per la prima volta: sono immagini scattate a latere delle riprese del film La diga sul Pacifico di René Clément, tratto dall’omonimo romanzo di Marguerite Duras: rare immagini di quei luoghi in quell’epoca.
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Sono invece del 1960  le immagini realizzate a Cuba che includono un inedito ErnestoCheGuevara, incontrato casualmente subito dopo la rivoluzione, in occasione delle riprese del film del regista Tomás Gutierréz Alea, Historias de la revolución, alle quali Zavattini collaborò in veste di operatore nell’ambito di un progetto italiano di sostegno alla nascente cinematografia cubana.
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Suggestiva è la sezione dedicata al rapporto dell’autore con il set: fotografie di backstage con personaggi  di grande popolarità come Federico Fellini, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni e Sofia Loren colti nelle pause delle lavorazioni da uno sguardo curioso e confidenziale.
Tutte le fotografie in mostra sono stampate in grande formato su carta baritata.
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BIOGRAFIA
Arturo Zavattini, figlio di Cesare è nato a Luzzara nel 1930. Scopre la fotografia nel 1949, quando il padre gli regala la prima macchina fotografica: risalgono all’epoca le prime esperienze in camera oscura. Nel 1951, grazie a Vittorio De Sica che lo presenta ad Aldo Graziati, direttore della fotografia di Umberto D, inizia il suo lavoro nel cinema. Operatore e direttore della fotografia di molti film italiani e stranieri ha esordito come fotografo accompagnando Ernesto de Martino nella sua prima spedizione etnografica in Lucania, nel giugno 1952.
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Nel 1982 firma la fotografia di La veritàaaa, unico film scritto, interpretato e diretto da suo padre. Si dedicherà poi interamente alla cura dell’Archivio Cesare Zavattini, che guida tuttora.”

AZ – Arturo Zavattini fotografo – Viaggi e cinema, 1950-1960
Museo Nazionale Arti e Tradizioni Popolari
Dal 05/12/2015 Al 28/03/2016

Piazza Guglielmo Marconi · Roma Eur 56

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