Monte Testaccio e i suoi riti macabri medievali.

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Monte Testaccio è nota la sua origine, una collina frutto dell’accumulo di cocci, provenienti da i magazzini dell’olio nei pressi del porto di Ripa Grande. Il nome Testaccio deriva da testis, cioè cocci.
Sono invece poco noti i riti che sul monte si organizzavano in epoca medievale.
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Quando oramai la discarica è chiusa e la calce solidifica e sterilizza il tutto, per via di potenziali malattie, terra, piante e alberi ricoprono il tutto, facendo si che il popolo di Roma si riappropria di Testaccio.
Prima di tutto a Carnevale, quando dalla cima del monte venivano gettati i maiali, tori e cinghiali che sbattendo il muso impazzivano e venivano rincorsi per le strade.

Più cruento era il gioco che coinvolgeva un ebreo, magari se non aveva pagato il tributo per l’esenzione di questa tortura: veniva messo in una botte chiodata e lasciata andare giù!!
Con Papa Paolo II (1464 -1471) si mette fine a queste pratiche barbare.
Il Carnevale viene spostato in via del Corso e Testaccio diventa preda di scaltri commercianti che nei secoli successivi apriranno i famosi “grottini” alle pendici del monte.
Siamo nella seconda metà del Seicento e Pietro Ottini con il suo amico Domenico Coppitelli è il primo a mescere il vino dei Castelli e organizzare feste, soprattutto nelle ottobrate romane.
Mentre questa tradizione goliardica è rimasta, anzi nel tempo si è ampliata, si è andata a dimenticare una pratica molto popolare nel Settecento.
La ricorda ancora quella croce piantata ancora oggi sulla cima del monte.

Si tratta dell’ultima stazione della Via Crucis, che Papa Benedetto IV organizzava anche lungo le vie di Roma.
Questo Papa è famoso per aver trasformato il Colosseo in una grande Via Crucis. Ancor oggi la notte del Venerdì Santo il Pontefice si reca davanti all’ Anfiteatro Flavio.

Pochi sanno che se ne svolgeva un’altra di Via Cruvis itinerante e più scenografica. Passava davanti la casa di Pilato in via Petroselli e poi davanti S. Maria in Cosmedin, per terminare sul monte Testaccio il Goldegota di Roma.

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