Tor de’ Specchi. Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana. 9 marzo unico giorno visitabile.

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Come ogni anno il 9 marzo il Monastero delle Oblate di Santa Francesca Romana a Tor de’ Specchi è visitabile, come sempre, solo una volta l’anno. E’ la ricorrenza di Santa Francesca Romana, apertura dalle 8:30 alle 11:30 nel pomeriggio dalle 14:30 alle 17:30. E’ un’occasione unica, un luogo sacro e d’importanza storica.

chiostro compr2-web

“Nella sua lunga storia, la casa di Tor de’ Specchi è sempre stata un punto di riferimento e di accoglienza per molte splendide figure della storia della Chiesa, aprendosi a tutte le molteplici componenti della fraternitas romana. Nel contempo, il monastero ha mantenuto un legame privilegiato con la famiglia benedettina, che ha sempre venerato Francesca Romana come una madre.

Notevole è il contributo che insigni storici del monachesimo, come Ildefonso Schuster, Ursmer Berlière, Placido Lugano, Modesto Scarpini, Gabriel Brasò,  Jean Leclercq, Réginald Grégoire, Giorgio Picasso, Valerio Cattana  hanno dato alla conoscenza di santa Francesca e alle vicende di Tor de’ Specchi.  Francesca Romana, fino alla beatificazione del venerabile Placido Riccardi nel 1954, fu l’ultima santa benedettina ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa.

porticato del chiostro barocco

La consuetudine papale di venire a Tor de’Specchi per la festa della santa, il 9 marzo venne inaugurata da Innocenzo X Pamphili. Nel 1645, subito dopo la sua elezione, il nuovo pontefice vi celebrò la messa con particolare solennità e compose l’orazione per l’Ufficio di santa Francesca tutt’ora recitata dalle oblate.

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Alcuni cenni storici.

Santa Francesca Romana

Nel XIV secolo Francesca Ponziani (1384-1440) era uno dei personaggi più noti di Roma, celebre per la carità e il coraggio con cui affrontò numerose disgrazie famigliari, il ferimento del marito, la prigionia di un figlio, la morte di altri due figli, il saccheggio della propria casa. Venne proclamata santa il 29 maggio 1608 da papa Paolo V. Gli antichi biografi di Francesca sottolineano che essa sopportò sempre con pazienza i dolori, le disgrazie, i rovesci economici e finanziari della sua famiglia.  Ma nelle tribolazioni della santa essi mettono in luce anche le sofferenze di una città intera, oppressa dalla tirannia, divisa, perennemente in crisi per l’assenza di un governo effettivo.

Alla fine del Medioevo a Roma era assai diffuso il fenomeno religioso delle “case sante”, piccole comunità spontanee di bizzoche e terziarie, che conducevano una vita austera, povera e casta, fatta di lavoro manuale, di preghiera, di condivisione dell’altrui sofferenza.  La differenza di questo tipo di vita rispetto al monachesimo femminile tradizionale era radicale, per la semplicità dell’organizzazione comunitaria, per la libertà di vincoli gerarchici di subordinazione, per l’assenza di formalismo.

L’oblazione

“Il 15 agosto 1425 Francesca e nove compagne, tutte esponenti di facoltose famiglie romane, si offrirono come oblate al monastero olivetano di Santa Maria Nova di Roma: il loro intento era inizialmente quello di dar vita a una confraternita di devozione, ma il 25 marzo 1433 presero in affitto un’abitazione all’ombra della Torre de’ Specchi, nel rione Campitelli, e iniziarono a condurre vita comune dedicandosi alla preghiera contemplativa e al lavoro manuale, vivendo da eremite all’interno delle mura urbane, legate da promessa di stabilità e obbedienza, ma senza voti e senza clausura. Soltanto nel 1958 l’oblazione, per decreto di papa Giovanni XXIII, assunse il valore giuridico di voti semplici, pubblici e perpetui che non implicavano la clausura.  Questa svolta si era resa possibile, senza che si snaturasse la fisionomia peculiare di Tor de’ Specchi,  dal momento che il Codice di diritto canonico del 1917 aveva finalmente riconosciuto le Congregazioni religiose di voti semplici.

Monastero delle Oblate di santa Francesca Romana
via del Teatro di Marcello, 32
00186 – Roma – Italia

 

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