Azienda Col di Corte. Consorzio Terroir Marche – Vignaioli bio.

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Nel mio percorso sulla conoscenza del vino, fatto di degustazioni, ho incontrato Giacomo. Così  sono rimasta coinvolta dal racconto dei suoi vini e attratta dalle etichette, per me bellissime nella loro semplicità, in cui sono indicate le stagioni e il tempo, che

evidenziano la produzione, la qualità dell’uva in quell’anno e quindi del vino.

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Le stagioni dell’anno governano il mondo agricolo. Ne determinano le produzioni e la loro qualità. Così è anche per l’uva e quindi per il vino. Il differente evolvere delle stagioni nel corso di ogni anno regala alle uve caratteristiche irripetibili. Alla massima espressione di queste caratteristiche è rivolto il lavoro della nostra azienda, che vuole offrire vini ricchi di quelle sfumature che solo il rispetto delle diverse evoluzioni delle stagioni è in grado di regalare.”- cit Col Di Corte.

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Giacomo Rossi, imprenditore dell’Azienda Col di Corte (Montecarotto – Ancona), incontrato in occasione dell’evento “Le anime del Verdicchio” organizzato da Cucina & Vini, ha stimolato la mia natura curiosa attraverso la sua storia, il suo vissuto con un cambiamento di vita e la sua visione sul produrre “vino bio”. Lui mi ha portato a conoscere meglio il suo territorio e comprendere il significato puro di vino biologico.

Come consumatrice “consapevole” e amante del buon bere e del buon cibo, affascinata dal concetto Vignaioli bio ho voluto capire la filosofia che li porta ad essere nella Resistenza Naturale.

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Parliamo di regione Marche, Consorzio Terroir Marche – Vignaioli bio, di cui Giacomo ne fa parte. Sono 13 le aziende che rappresentano, con i loro vini biologici e biodinamici ,tutta la regione.
Tramite Giacomo ho conosciuto il giornalista e scrittore Giampaolo Gravina, relatore in una degustazione su Terroir Marche al The Corner, e il mondo del vino si è “colorato” di tante sfumature, portandomi a una dimensione a me più vicina, ma anche più complessa.

Provengo da studi di architettura e una delle frasi che riecheggia sempre nella mia mente è quella di Renzo Piano “Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie”.

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Questo è il punto nodale, non solo delle città ma del territorio stesso. L’uomo non deve interpretare ma tradurre, evidenziare e portare alla luce ciò che il territorio esprime, cioèil riflesso di tante storie“. Tutto è legato, tutto ha senso. Arte, espressione territoriale, cultura, saperi a tutto tondo, progettazione e produzione vivono in simbiosi. Ognuno porta in se l’altro. L’uno è la massima espressione dell’altro. Se non riusciamo a capire l’importanza di questo legame indissolubile perderemo la vera essenza del nostro paese.

Per comprendere meglio la questione “vino biologico”  mi sono addentrata in letture proposte da Giampaolo e film da Giacomo. Ho compreso quanto di vero, bello e profondo ci sia nel produrre il vino e di quanto noi umani ci stiamo allontanando dalle nostre origini, fatte di contatto con la natura e dai ritmi a noi più consoni. 

Quelle radici che con fatica stanno riemergendo e che saranno il nostro futuro se lo vogliamo. Il cambiamento in un’epoca dove le industrie e il business fanno da padrone, ha molte difficoltà. Ma c’è chi crede che il cambiamento è sostenibile e si può fare. Ho capito che il biologico inteso nel suo ambito strettamente disciplinare è più vicino ai principi dell’agricoltura convenzionale e industriale. Il biologico di Corrado è ancora più bio.

Non usa lieviti selezionati (che nel biologico sono permessi), utilizza pochissima solforosa (che nel biologico è ammessa in dosi abbastanza generose anche se mai come nel vino convenzionale ) e  in generale cercando di non utilizzare le possibilità, prodotti e tecniche di vinificazione,  offerte dai disciplinari biologici che sono oggi abbastanza permissivi.

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Mi piace raccontare la storia  di Giacomo e dell’azienda Col di Corte che crede nella scelta che ha fatto e nella strada intrapresa, producendo vino biologico e di qualità, come tutte le aziende del consorzio Terroir Marche, Vignaioli bio. 

Giacomo qual’è la tua storia e da quale settore provieni: – Giacomo – “Provengo dal settore della produzione documentaristica e pubblicitaria. La prima, i documentari, poi la seconda per necessità. Dato che i documentari in Italia hanno pochissimo spazio e attenzione, ho continuato poi con la pubblicità. Da più di 20 anni sono ( . . .o forse ero . . . ) titolare di una società di produzione la Prodigy srl”.

Perché la decisione di cambiare lavoro e vita? – Giacomo – “Perché ho deciso di cambiare lavoro e vita è abbastanza complicato nel senso che non è stata una scelta presa in maniera ponderata in un preciso momento. Una serie di eventi, tra il 2010/2011, mi hanno portato a quello che sto facendo adesso, ottenendo devo dire, ottimi risultati. La scelta è iniziata con due amici, Paolo Marcellini e Carlo Giudice, di rilevare l’azienda agricola, oggi Col di Corte. Poco dopo aver cominciato a lavorare in tale azienda ho prodotto insieme al regista Jonathan Nossiter un documentario “Resistenza Naturale” e infine una serie di coincidenze in questi ultimi due anni mi hanno portato ad occuparmi solo per l’azienda Col di Corte. Oggi sono felice della scelta che ho fatto, soprattutto per la qualità delle persone che ho incontrato e conosciuto, certamente il loro valore è superiore alla media delle persone che normalmente si incontrano negli ambienti di lavoro pubblicitari e televisivi. Spesso, quando parlo del lavoro qui a Col di Corte e del lavoro che facciamo sui vini, vengo “accusato” di essere troppo sincero e di non adottare strategie commerciali: la risposta che do è che se volevo continuare a non essere me stesso  avrei continuato a fare il produttore pubblicitario”.

Era partito dall’idea di acquistare un casale per la famiglia e passarci le vacanze, poi si è infatuato del vigneto e dell’idea di produzione biologica del vino senza aggiunte, vedendo anche la possibilità di un cambiamento di stile di vita e di valori. Da qui nasce Col di Corte.

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L’Azienda Col di Corte è collocata nel territorio del verdicchio D.O.C., dodici ettari di vigneti con utilizzo delle tecniche di agricoltura biologica.Da quest’anno Col Di Corte ha cominciato anche a fare trattamenti ispirati ai principi di Peter Steiner. Sotto la guida dell’enologo Claudio Caldaroni, (che segue realmente il vitigno e il vino in tutti i suoi processi), innovazione e tradizione artigianale si incontrano tra vigna e cantina in cui la vinificazione controllata avviene senza andare a intaccare l’espressione e la vocazione dei vitigni. Da qui nascono i suoi vini come:

COL DI CORTE VERDICCHIO dei Castelli di Jesi Doc Classico SUPERIORE. Vigneto Tobia. 

E’ il Verdicchio naturale di Col di Corte. Raccolta medio tardiva delle uve che fermentano spontaneamente tramite i lieviti contenuti nelle bucce tramite un pied- de- cuve. Fermenta e affina in acciaio e rimane sulle proprie fecce fini per almeno sei mesi.

Verdicchio 100%  COLTIVAZIONE BIOLOGICA

COL DI CORTE Esino Rosso Doc  

L’idea è quella di vinificare il Montepulciano dove e come si fa con il Verdicchio. Quindi dai vigneti di Montepulciano a Montecarotto (AN) e facendolo fermentare e affinare solo in acciaio. Freschezza e particolare struttura sono le caratteristiche del Montepulciano in purezza Col Di Corte. E’ in grado di esprimere un’elevata capacità di evoluzione progressiva nel tempo.

Montepulciano 100%  COLTIVAZIONE BIOLOGICA

Sant’Ansovino bianco: Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG Classico, collezione numerata

Dai vigneti più anziani potati a doppia capovolto, raccolta medio-tardiva delle uve a mano e in cassetta. Successiva cernita dei grappoli prima della pressatura, innesco della fermentazione con lieviti spontanei, vinificazione in acciaio e affinamenti in legni grandi di più passaggi.

Verdicchio 100%  COLTIVAZIONE BIOLOGICA

Sant’Ansovino rosso: Marche rosso IGT

Raccolta medio tardiva delle uve a mano e in cassetta, successiva selezione delle uve prima della fermentazione. Innesco della fermentazione con i lieviti spontanei, follatura manuale del cappello delle bucce durante tutto il periodo della fermentazione e affinamento in rovere di Slavonia.

Montepulciano 50% e Cabernet Sauvignon 50%  COLTIVAZIONE BIOLOGICA

I vitigni sono: Verdicchio, Cabernet Sauvignon, Sangiovese, Montepulciano.  

Col di Corte sarà presente  agli eventi a Roma: 12/13 novembre  “Il Simposio” e 19/20 novembre a  “Vignaioli Naturali”.

Sabrina Rinaldi

Chi volesse utilizzare gli articoli a scopo divulgativo lo potrà fare citando la fonte (link alla pagina web) e scrivendo “a cura di Esploraromablog.com”.

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