San Lorenzo e il pianto delle stelle “le Perseidi” nella notte del 10 agosto

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Basilica di san Lorenzo fuori le Mura.

Io e Pierluigi come sempre, ci ritroviamo a scrivere di racconti e notizie, questa volta su san Lorenzo. Il 10 agosto è la Notte di san Lorenzo e delle stelle cadenti. Sono poche le informazioni e le notizie, come d’altronde accade sui primi martiri cristiani. Sappiamo che era un diacono di origine spagnola che subì il martirio sotto Valeriano, e fu sepolto in agro Verano nelle catacombe di Ciriaca sulla via Tiburtina, dove Costantino nel 330 eresse un piccolo oratorio e poi fece costruire una basilica cimiteriale. La maggior parte di questi resti si trovano sotto il cimitero del Verano. Intorno alla fine del VI secolo papa Pelagio II iniziò i lavori dell’attuale basilica con l’orientamento opposto a come è oggi.

San Lorenzo è il giorno della gran calura, avverte il proverbio, e non basta nell’immaginario popolare l’idea dei lapilli volati in cielo ha comunque preso piede, tanto che ancora oggi, in Veneto, un proverbio recita “San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti”. Nella notte del 10 agosto si ripete il fenomeno delle stelle cadenti una specie d’incantesimo celeste che simboleggiano le “lacrime di san Lorenzo”, quelle lacrime che il giovane martire cristiano dovette effettivamente versare mentre il suo corpo ardeva sulla graticola infuocata. E questa tradizionale ricorrenza veniva festeggiata specialmente nel quartiere Tiburtino. I Romani hanno sempre avuto e dimostrato una profonda devozione per san Lorenzo. Basti dire che oltre trenta furono le chiese a lui dedicate, oggi ne restano solo sette. Tutte innalzate nei luoghi resi celebri da qualche sua memoria.

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Basilica di san Lorenzo Fuori le Mura.

In breve: s. Lorenzo in Lucina (III secolo), costruita sulla casa dell’omonima matrona romana e frequentata dal santo per motivi di culto; san Lorenzo in Damaso (IV secolo) ove erano conservati i primitivi archivi della Chiesa; san Lorenzo in Miranda (VIII secolo) al Foro Romano, dove il santo fu processato e condannato a morte; san Lorenzo in Fonte (XIV secolo), sulla via Urbana, dove era la casa del centurione Ippolito che lo tenne prigioniero e dove sgorgò prodigiosamente una polla d’acqua per battezzare i convertiti; san Lorenzo in Panisperna (IV secolo) o più giustamente in Palisterna dove, come la parola latina vuol significare, fu messo disteso a bruciare sulla graticola; san Lorenzo in Piscibus (XII secolo) lungo via della Conciliazione, cosiddetta da un mercato del pesce esistente nella zona; e finalmente san Lorenzo fuori le Mura o al Verano (IV secolo), dove furono sepolti i suoi resti mortali. Nella cripta della basilica che andò quasi interamente distrutta nel bombardamento del 19 luglio 1943, Papa Pio XII si recò immediatamente in mezzo alla gente della zona brutalmente ferita con 166 morti e circa 1700 feriti. Solo verso la fine degli anni quaranta si realizzarono i lavori di recupero e restauro.

Nella cripta si conserva ancora la pietra sulla quale il corpo del santo fu deposto dopo essere stato arso dal fuoco: su di essa si vedono tuttora tracce di sangue e grasso. San Lorenzo fuori le Mura è una delle cinque chiese patriarcali e una del famoso giro delle “sette chiese” di san Filippo Neri.

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Martirio di San Lorenzo di Tiziano 1559. Nella chiesa dei Gesuiti – Santa Maria Assunta

Sono note le vicende che portarono al martirio san Lorenzo, al tempo di papa Sisto II (257-258) che custodiva i tesori della Chiesa. Di ciò venne a conoscenza l’imperatore Valeriano, il quale ordinò che gli fossero portati. Il santo chiese di aspettare qualche giorno, dopo di che, donato tutto ai poveri, si presentò all’Imperatore accompagnato da una folla di povera gente. Alle domande di Valeriano che reclamava i tesori, Lorenzo indicando i suoi compagni, rispose:”ecco i tesori della Chiesa”. Così fu arrestato, giudicato e condannato ad essere bruciato vivo. Si racconta che durante il martirio egli pronunciò la seguente frase ai carnefici: “voltatemi, da questa parte sono già cotto!”.

Nell’immaginario popolare l’idea dei lapilli volati in cielo ha comunque preso piede, tanto che ancora oggi, in Veneto, un proverbio recita San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti”.

Articolo di Pierluigi Sabatini e Sabrina Rinaldi

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