Il Sassicaia, Olgiata e la Rosa dei Venti.

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di Sabrina Rinaldi

Mi sono sempre chiesta il significato della rosa dei venti ad Olgiata, una zona a nord di Roma. Da buona velista ho sempre immaginato che era un simbolo che identificava una zona di elite.  Un’area residenziale di noti facoltosi, un campo da golf famoso nel mondo e naturalmente una scuderia degna di fama. Scuderia Dormello Olgiata.

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Negli anni ’60 a Bolgheri, in Toscana, nella Tenuta di San Guido nasce il Sassicaia. E’ stato precursore di tanti nobili vini affermatisi in seguito. L’alto contenuto sassoso del terreno del podere porta ogni anno alla superficie nuove pietre, frammenti di montagne che coltivano il prezioso nettare. Il nome stesso, sin dall’epoca romana, aveva sempre indicato un territorio adatto alla vite, ma tutto inizia soltanto quando, nella genealogia Incisa della Rocchetta, emerge la figura di Leopoldo Incisa, nato nel 1792 e dal 1812 già alle prese con la carriera amministrativa. Piantato nel 1965, questo incredibile vino raggiunse il mercato solo nel 1968. La decisione di piantare questa varietà nella Tenuta San Guido fu in parte dovuta alla somiglianza che egli aveva notato tra questa zona della Toscana e Graves.
Si dice che una parte del suo successo sia dovuta anche al nome, esoterico, che contribuisce a renderlo così speciale e diverso dagli altri. Forse dall’origine del terreno deriva il topònimo  Sassicaja, o Sassicaia, in voga da oltre 150 anni. Iniziò una vera e propria rivoluzione quando “Civiltà del Bere, all’alba del terzo millennio, lo definiva il vino del futuro”. Di sicuro fu proprio questo vino che fece conoscere il vigneto Italia nel mondo. Al marchese Mario Incisa della Rocchetta, padre di Nicolò, va il merito di aver compreso con molto anticipo il territorio adatto al vigneto.
Graves vuole dire ghiaia, e prende il nome dal terreno sassoso che distingue la zona: proprio come Sassicaia, in Toscana, che come abbiamo visto indica una zona con le stesse caratteristiche morfologiche.

Nella biografia giovanile di Mario Incisa c’erano stati due incontri decisivi; il primo con Clarice della Gherardesca (erede della famiglia patrizia regnante da secoli nella Maremma toscana), che il 18 ottobre del 1930 diviene sua moglie prendendo in dote più di seicento ettari di terreno con dieci poderi a Bolgheri e l’altro con Federico Tesio, impareggiabile selezionatore di purosangue, proprietario della più ricca scuderia di vincitori di Derby in Europa.
La giovane coppia Incisa si stabilisce all’Olgiata, ex tenuta dei Chigi (la famiglia della madre di Mario), dove nasce un’azienda agricola modello e un allevamento, presto celebre, di futuri campioni.

Nel 1942, sull’altura dell’eremo di Castiglioncello, il castello situato a trecento metri d’altezza sopra Bolgheri immerso nella macchia mediterranea, si troverà il terreno ideale per il suo cabernet. Tra il 1948 e il 1960, il Sassicaia rimase un vino di dominio strettamente privato e venne consumato solo nella Tenuta, perché il vino non aveva ciò che il Marchese cercava. Fu il primo a pensare di fare un vino “bordolese” in Maremma, un zona sconosciuta sotto il punto di vista vinicolo.

Ogni anno, poche casse venivano messe in cantina ad invecchiare e presto il Marchese capisce che, invecchiando, il vino migliora notevolmente. Come spesso accade ai vini di grande levatura, i tratti considerati difetti, si trasformano con il trascorrere del tempo nelle ben note virtù che tutto il mondo riconosce al Sassicaia.
Intorno al 1960 giunse a Bolgheri uno dei nipoti di Incisa, il giovane Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, oggi produttore del San Leonardo ad Avio in Trentino.
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L’etichetta riporta la stella con la rosa dei venti tratta dallo stemma nobiliare degli Incisa, che diverrà il marchio definitivo del vino in uso ancor oggi. Ed è quella che ritroviamo all’entrata di Olgiata, la famosa rosa dei venti. Mario Incisa della Rocchetta morì nel febbraio 1983.
Oggi Sassicaia è divenuto un mito, uno dei simboli dell’Italia enologica di qualità.
A Giacomo Tachis si dà il merito di aver razionalizzato e migliorato le tecniche di cantina e di aver affinato la qualità di Sassicaia, ma non certo quello di averlo creato. Mario Incisa lungimirante ha reso possibile la nascita di un grande vino come il Sassicaia. E senza Sassicaia probabilmente non sarebbe mai iniziata  l’avventura di Giacomo Tachis con i suoi super rossi toscani.

Giacomo Tachis è universalmente noto per aver creato tre fra i vini “super tuscan” più famosi al mondo, il Sassicaia, il Tignanello e il Solaia. Tachis, con cultura, intelligenza e tecnologia ha creato dei grandi vini, ma ricorda sempre e che non dobbiamo dimenticare  che: Il vino è il risultato di una storia e di una cultura che hanno radici antiche; la scienza enologica, così all’avanguardia oggi, può offrire di certo un grande valore aggiunto, ma solo se utilizzata con intelligenza e competenza.

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