Multe e sanzioni già nel Seicento. Immondizia un problema ancora attuale

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Sabrina Rinaldi

Il problema dei rifiuti a Roma e di come smaltirli è attuale come non mai. Pierluigi mi ricorda, quando nel 1975, in un suo primo articolo scritto sulla “Rivista Roma oggi” descriveva questa piaga, che ha una storia lunga quanto quella dell’uomo, anzi direi una conseguenza. Eppure già nel’75 si parlava di riciclo e riutilizzo dell’immondizia rendendola da fattore negativo a fattore positivo, cioè ricchezza per il territorio.

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Continua ad essere un problema della Capitale e ce lo ricordano pure le tante targhe affisse per le strade dei Rioni di Roma. Sono targhe di marmo, spesso nascoste, in cui si proibiva di fare il “mondezzaro” nel luogo indicato dalla targa. E quando si creava un vero e proprio cumulo di immondizia solo allora giungeva un carretto per portarlo via, ma poteva avvenire ciò anche dopo settimane.

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Una consueta e diffusa abitudine, in uso da parte del popolino e della servitù delle famiglie più ricche, era di disfarsi quotidianamente delle immondizie, che si portavano semplicemente in strada o in piazza per abbandonarle al primo angolo. Senza pensare che a metà del IXX secolo le strade venivano pulite dal letame equino ed altro solo una volta, ogni otto giorni.

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La drammatica situazione igienico-sanitaria, quella più immediata era certamente data dal fetore che da questi cumuli si sprigionava a grande distanza, specialmente nei mesi più caldi. Animali quali cani, gatti, ratti sostavano e ci morivano anche con esche avvelenate messe apposta per evitare che si intrufolassero nell’immondizia.

Poi il lavoro sporco era destinato ai galeotti che venivano portati in catena a ripulire le strade della città.

A metà del Seicento comparvero le prime targhe di marmo affisse con divieto di accumulare rifiuti. Le epigrafi contenevano severe sanzioni pecuniarie e anche corporali, specialmente presso i luoghi più conosciuti come le chiese più importanti. Ad esempio nel caso di San Teodoro, vi era addirittura la scomunica.

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In queste targhe c’erano poche righe di contenuto con lo stesso testo e qualche variazione, ma a quel tempo pochi sapevano leggere. Lo scopo delle sanzioni era quello di colpire non solo l’esecutore materiale, spesso era il servo che era soggetto alle pene corporali, ma anche il padrone con pene pecuniarie.

I divieti rimasero in vigore fino alla caduta dello Stato Pontificio nel 1870.

Le sanzioni ispirarono anche il Belli in uno dei suoi sonetti tra le cui note aggiunse quanto segue: “per questi editti di sasso, divenuto più nero della scrittura che vi fu incisa, può ancora accadere che qualche fantesca maledica chi non le insegnò l’alfabeto”.

Cosa ne pensate se venissero  ripristinate le pene corporali come in questa foto ritoccata viene giocosamente proposta?

 

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