Il cuore di Nerone e la sua leggenda.

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Quante storie e leggende su Roma, forse è questo che la rende così speciale e misteriosa. In un vecchio post ho parlato dei “sampietrini” una pavimentazione nota ai romani. Usati già nel Seicento e ancora in uso, sono blocchetti di pietra con una forma più o meno quadrata da 10 x 10 cm, che accostati l’uno all’altro creano la pavimentazione di diverse strade e piazze  nel centro storico di Roma. Li troviamo nella famosa piazza San Pietro tanto famosa da dare proprio il nome a questo tipo di pavimentazione.

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Nella pavimentazione è stato inserito un cerchio di marmo che corre tutto intorno all’ obelisco che è l’asse centrale, a circa 10 metri da esso. È la “Rosa dei Venti“, dove vengono indicati i venti in corrispondenza di ogni disco chiaro e l’indicazione della direzione geografica . Il cuore di Nerone si trova nel riquadro a sud-ovest, il vento di “libeccio“, sul lato sinistro della piazza guardando la facciata della basilica.
Perché esiste questa pietra è un vero mistero. Circolano a Roma alcune leggende al riguardo, anche se sono davvero vaghe.

La prima leggenda ci racconta che fu Michelangelo a scolpire il sampietrino qui, a ricordo di un amore sfortunato. Una variante di questa leggenda ci dice che lo scolpì Gian Lorenzo Bernini, autore del magnifico colonnato che corre intorno alla piazza a simbolo che nella sua vita non trovò mai l’amore vero. Un’altra leggenda narra che fu scolpito da una donna, a ricordo dell’amore verso il marito condannato ingiustamente a morte.
Un’ultima leggenda narra che fu inciso tristemente da un soldato durante il discorso che Garibaldi tenne qui il 2 luglio 1849, prima di ripartire da Roma, sancendo così di fatto la fine della famosa “Repubblica Romana”.

Il misterioso sampietrino è molto vicino al disco “sud-ovest” del Libeccio. La disposizione del pavimentazione con la Rosa dei Venti è opera nel  dell’abate astronomo Filippo Luigi Gilij nel 1817, autore fra l’altro anche di linee nel pavimento, nell’altro lato della piazza, che di fatto trasformano l’obelisco vaticano in una gigantesca meridiana. L’ipotesi è che, rimaneggiando tutto il pavimento, l’abate sia forse coinvolto nella posa del cuore di Nerone.

 Oltre ad essere astronomo, L’abate Filippo Luigi Gilij,  era anche un esperto naturalista. In Vaticano aveva un orto dove coltivava, unicamente  piante del Sud America. Nel 1789, aveva scritto un libro di botanica: “Osservazioni fitologiche sopra alcune piante esotiche introdotte in Roma“.

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Il libro è pieno di disegni di piante oramai comuni per noi ma assolutamente nuove all’epoca. In un paragrafo, è  curiosa  la descrive di quello che l’abate battezza con orgoglio come il “solanum lycopersicum pyriforme“cioè  il pomodoro. Questo è stato scoperto in Sud America, e viene coltivato in Europa proprio in quegli anni per la prima volta.
La descrizione da parte dell’abate di questo pomodoro ricorda, il suo disegno è la prova, il cuore di Nerone rovesciato.

 

 

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