Un rifiuto della storia: Eliogabalo

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Lo scorso anno al Chiostro del Bramante sono stata alla mostra dei pittori dell’Ottocento per vedere i capolavori di Alma Tadema, uno dei pittori di spicco dell’epoca e il tanto atteso quadro “Le rose di Eliogabalo“.

Questo mi da lo spunto per raccontare la storia di questo Imperatore forse poco conosciuta ai molti. Spesso è menzionato per le sue frivole invenzioni. Eliogabalo diventa l’icona del potente lascivo e pazzo, dedito al lusso e ai piaceri più sfrenati.

Il quadro “ Le rose di Eliogabalo” ritrae un momento sublime  di festeggiamenti, allegria, bellezza e singolarità, come l’ imperatore era solito fare con i suoi amici, stupendoli creava nuove invenzioni conviviali come questa : «facendo azionare il soffitto girevole di certi triclinii, sommergeva i suoi parassiti con una pioggia di viole e altri fiori, tanto che alcuni, non riuscendo a risalire alla superficie, vi morirono soffocati».
Il pensare che tutti quei petali cosi soffici e leggeri daranno la morte a tutti i commensali per volere di Eliogabalo, che in fondo alla scena guarda l’evento tra l’estasiato e in divertito..

La sua morte non fu altrettanto bella anzi, riporto alcuni passi dove è descritta la singolare fine di Eliogabalo (imperatore tra il 218 e il 222) nella Historia Augusta, opera «sin­golarissima e misteriosissima».

Fu assalito […] e ucciso in una latrina in cui aveva cercato di rifugiarsi. Fu poi trascinato per le vie. Per colmo di disonore, i soldati gettarono il cadavere in una fogna. Poiché il caso volle che la cloaca risultasse troppo stretta per ricevere il corpo, lo buttarono giù dal ponte Emilio nel Tevere, con un peso legato addosso perché non avesse a galleggiare, di modo che non potesse aver mai a ricevere sepoltura. Prima di essere precipitato nel Tevere, il suo cadavere fu anche trascinato attraverso il Circo. Per ordine del senato fu cancellato dalle iscrizioni il nome di Antonino, che egli aveva assunto pretestuosamente, volendo apparire figlio di Antonino Bassiano, e gli rimase quello di Vario Eliogabalo. Dopo la morte fu chiamato il “Tiberino“, il “Trascinato” l'”Impuro” e in molti altri modi, ogniqualvolta capitava di dare un nome ai fatti della sua vita. E fu il solo tra tutti i principi ad essere trascinato, buttato in una cloaca, ed infine precipitato nel Tevere». 

Nei racconti su Eliogabalo, viene sottolineato il carattere futile e irrisorio delle invenzioni. “Gli ambiti di eccellenza dell’imperatore ri­guar­dano infatti l’abbligliamento, la cucina, l’arredamento e gli scherzi: «Fu il primo cittadino privato a coprire i letti con coperte trapuntate d’oro. …

Fu anche il primo a possedere for­nel­li e pentole d’argento, e per primo inoltre vasi cesellati, sempre d’argento, del peso di cento libbre ciascuno, e alcuni raffiguranti le scene più sconce. …

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Per primo inventò il vino aromatizzato con la resina di lentischio o con la menta e tutto questo genere di misture che sono ancora oggi di moda tra le persone raffinate. …

Per primo fece fare le polpette con carne di pesce e di ostriche, litostriche e altri simili molluschi marini, e di gamberi, calamari e squille. 

A molti degli amici di più bassa condizione faceva trovare, al posto dei normali divani di mensa, dei cuscini pieni d’aria e, durante il pranzo, li faceva sgonfiare, così che spesso i poveretti si ritrovavano all’improvviso a mangiare sotto il tavolo.

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Fu così che egli per primo ebbe ad escogitare la trovata di far disporre il semicerchio dei sedili per terra, anziché sui letti tricliniari, per rendere possibile agli schiavetti che stavano ai piedi degli ospiti di sciogliere e sgonfiare i cuscini».

Primeggiò anche nel sesso : «Escogitò certi generi di godimenti pervertiti, così da superare in ciò gli amasii dei suoi predecessori viziosi, ed era ben al corrente di tutti gli apparati di depravazione di Tiberio, di Caligola e di Nerone». L’originalità della sua morte, dunque, trova una precisa corrispondenza nella sua vita.”

 

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