Il Serpente, il Fiume e l’Isola

L’isola Tiberina, per noi romani, è qualcosa di magico. Vuoi che è un’isola dentro il cuore di Roma e il solo fatto di attraversare il ponte e stare in mezzo al fiume Tevere su un lembo di terra a forma di nave, ti fa pensare alla grandezza di Roma antica. Così parlando con Pierluigi, riguardo l’isola, tra miti, storie e leggende, mi raccontava che nell’anno 460 dalla fondazione di Roma (293 a.C.), la “Capitale del mondo” contava allora 262.321 abitanti.

isola tiberina

Quell’anno fu un anno coronato da importanti operazioni militari, tuttavia, una imponente epidemia si scatenò sulla città e le campagne e questo evento per i romani era “segno di una volontà soprannaturale”.

Lo racconta Tito Livio nel X libro della storia di Roma “ab Urbe condita”. Il Senato allora ordinò che si consultassero i Libri Sibillini per conoscere il rimedio a quella calamità, o sapere se quella fosse la fine del popolo e della città di Roma.

Così una delegazione di saggi fu inviata sull’isola greca di Epidauro, sulle coste del Peloponneso, sede del più antico e importante centro del culto di Asclepio, con l’intenzione di far venire a Roma il dio in persona.

A Epidauro i sacerdoti si consultarono a lungo se fosse opportuno o meno che il dio lasciasse la sua sacra dimora per recarsi a Roma. Fu lo stesso Asclepio a esprimere la sua volontà. Si manifestò nelle sue forme da uomo maturo e dall’aspetto rassicurante, con un bastone nella mano sinistra attorno a cui si snoda sinuoso un serpente e, accarezzandosi la lunga barba, con voce calma disse:

“Non temere, Romano! Verrò e lascerò una statua di me stesso”.

Il giorno seguente, un serpente dagli occhi di fuoco e la cresta dorata, uno dei tanti che erano ospitati nel santuario del dio guaritore, sibilando per tre volte scosse il tempio dalle sue fondamenta e allora il volere del dio fu manifesto: ai Romani fu concesso il sostegno che chiedevano.

L’imbarcazione partì e dopo sei giorni raggiunse le coste italiane del mar Jonio, costeggiò Capri, Sorrento, Ercolano, l’antro della Sibilla Cumana e finalmente la terra di Circe, nel Lazio, fermandosi sulle rive di Anzio. Si diresse verso Lavinio e da qui alle bocche del Tevere. Entrò a Roma giunto dove il fiume si dirama in due, con in mezzo una lingua di terra, il serpente si alzò eretto: aveva scelto quella sede come sua sacra dimora.

Tre anni dopo lo scoppio dell’epidemia, fu terminata la costruzione del santuario nella zona meridionale dell’Isola Tiberina, Asclepio divenne Esculapio e da lì a breve l’epidemia ebbe fine.

Fu la prima divinità, dopo Apollo, a essere “importata” dal mondo greco in quello romano. Lo stesso Apollo a Roma fu conosciuto principalmente come dio guaritore, per via della sua qualità “purificatrice”.

tempio isola tiberina
tempio isola tiberina

L’isola, a ricordo dell’evento, venne rimodellata a forma di trireme modellata a forma di nave.

Un obelisco venne posto al centro dell’isola, davanti al tempio, in modo da assomigliare ad un albero maestro, mentre sulle rive vennero posizionati blocchi di travertino, scolpiti in modo da sembrare una poppa e una prua. Sull’isola sorsero diverse strutture adibite al ricovero degli ammalati, e ciò è testimoniato da numerosi voti ed iscrizioni pervenute sino ai giorni nostri.

Veduta dell' Isola Tiberina. Stampa di Giovanni Piranesi.
Veduta dell’ Isola Tiberina. Stampa di Giovanni Piranesi.

Il tempio andò distrutto durante l’Alto Medioevo e sulle sue rovine fu costruita la basilica di San Bartolomeo all’Isola per volere di Ottone III.

Giovanni Ambrogio Brambilla (Italian, active Rome -View of the Tiber Island
L’Isola Tiberina raffigurata come una nave con il tempio di Esculapio sulla sinistra, in una incisione cinquecentesca. Metropolitan Museum of Art

Non rimane molto dell’antico assetto dell’isola di Roma e dell’antico tempio di Esculapio. Sono da ricordare alcuni frammenti dell’obelisco, conservati a Napoli e a Monaco, e alcuni blocchi di travertino visibili sotto le costruzioni moderne sull’isola Tiberina, tra cui spicca un rilievo del bastone di Esculapio e del famoso serpente della leggenda.

L’isola continua ad essere un centro dedicato alla cura dei malati poiché davanti alla basilica sorge l’ospedale San Giovanni Calibita, detto Fatebenefratelli e di fianco ad essa vi è una delle tre sedi dell’Ospedale Israelitico.

Isola Tiberina Roma

La figura di Esculapio a Roma continuò a rimanere fondamentale per lo Stato e per gli organi militari, particolarmente esposti al rischio di contrarre malattie e infezioni.

Una statuetta databile al primo secolo d.C., raffigurante Esculapio con la barba e il mantello rinvenuta in Umbria, è tuttora ospitata nella Sala delle Colombe dei Musei Capitolini.

Una statuetta in marmo greco, copia di un originale del V secolo a.C., è conservata nella Sala Macchine della Centrale Montemartini. Nel tardo Impero infine, per gli influssi delle religioni misteriche che provenivano dall’Oriente e dall’Egitto ormai ellenizzati, ad Asclepio/Esculapio fu affiancato l’attributo “sotèr”, “salvatore”, come ricorda l’iscrizione sul frontone del tempietto di Villa Borghese dedicato al dio, edificato alla fine del Settecento.

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Affresco di età bizantina nella cappella dei Santi Medici in Santa Maria Antiqua, ai Fori. L’iconografia di Gesù ricorda quella di Asclepio/Esculapio

Il luogo di culto di Esculapio a Roma fu principalmente l’Isola Tiberina, dove venne venerato per oltre sei secoli.

Oltre a questo, solo un sito è stato identificato con chiarezza come santuario di Esculapio guaritore e si trovava sull’Esquilino, presso le terme di Traiano, forse in origine frequentato dalla comunità greca locale, mentre tracce di un altro possibile sito sono state rinvenute nei pressi della via Cassia, a nord della città, probabilmente costruito per coloro che non potevano recarsi all’Isola Tiberina perché troppo distante.


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